Innovazione ed investimenti sostenibili per città più sane

COVID-19 ha travolto come un uragano più di 180 paesi ed occupato i pensieri dei governi e di tutta la popolazione mondiale, forzando i decisori a reagire ai suoi impatti immediati. Senza dubbio la crisi in corso sta cambiando vari aspetti della nostra vita e del nostro modo di condurre le attività economiche. L’emergenza si è dimostrata globale, ad enfatizzare quanto il mondo sia ormai interconnesso. Si è inoltre dimostrata una crisi distruttiva, in cui molte persone hanno perso il posto di lavoro e i mezzi di sostentamento.

Benché il cambiamento climatico non sia un’epidemia, ha conseguenze negative di altrettanto ampia portata e, malauguratamente, di natura ancor più definitiva. L’ex-presidente delle Nazioni Unite Kofi Annan ha definito malattie e cambiamenti climatici come “problemi privi di passaporto” che non possono essere fermati al confine nazionale; mentre Georg Kell, nel suo recente articolo su Forbes1, ha sottolineato molto bene come il cambiamento climatico sia già in atto e stia aumentando il proprio potenziale distruttivo in tutto il mondo. COVID-19 presenta dunque modelli simili al cambiamento climatico, motivo per cui le attività umane attualmente sospese sono a rischio anche nel lungo termine.

Il diffuso blocco delle imprese causato da COVID-19 ha portato cieli limpidi su molte città in tutto il mondo. Ma perché abbiamo bisogno di una grave emergenza sanitaria per ripulire l’aria nelle nostre città? I governi non dovrebbero incoraggiare modelli di mobilità alternativi che possano migliorare in maniera diretta la salute pubblica una volta dismesso il blocco?

La comunità scientifica è concorde nel sostenere che, più la popolazione è esposta ad aria inquinata, maggiore è la sua vulnerabilità ad infezioni respiratorie. La letteratura medica che tratta di SARS e COVID-192 pone inoltre in correlazione l’inquinamento atmosferico con la rapidità di diffusione dell’epidemia, poiché gli inquinanti agiscono come vettori del virus, così come con la gravità della malattia. Secondo una ricerca3 dell’università di Harvard, un incremento minimo dell’inquinamento, anche solo di un microgrammo in più di PM2.5, aumenta la mortalità di COVID-19 del 15%. Ulteriori ricerche4 indicano che l’80% dei decessi in quattro differenti paesi - Francia, Germania, Italia e Spagna - si è concentrato in alcune delle regioni più inquinate d’Europa.

Prima di COVID-19, il mondo occidentale pareva considerare i cambiamenti climatici come qualcosa che riguardasse esclusivamente luoghi remoti quali il Polo Nord o l’Amazzonia. Gli appelli per il futuro delle prossime generazioni ed i vari “scenari al 2050” non sono stati efficaci nel mobilitare a fondo i decisori politici e le istituzioni. Per molte persone che cercano solo di arrivare a fine mese, non solamente nei mercati emergenti, “emissioni di anidride carbonica” è un termine vago che poco ha a che fare con la loro quotidianità.

L’emergenza in atto sta invece mostrando quanto il mondo sia sensibile al problema della salute pubblica laddove il rischio risulti immediato e tangibile. Il rischio rappresentato dalle emissioni di anidride carbonica può diventare più concreto una volta appurato che, dentro e fuori da una pandemia, l’inquinamento produce un maggior numero di morti? Le misure di blocco delle attività stanno nettamente riducendo le emissioni di CO2 e NO2 nel breve periodo, ciò nonostante questi miglioramenti circoscritti non dovrebbero implicare che provvedimenti circa le zone ad aria pulita nelle nostre città possano essere rimandati al 2021.

Dovremmo tener presente che l’emergenza COVID-19 è destinata a ripresentarsi ad ondate e che, dopo SARS e COVID-19, la storia potrebbe ripetersi. È ovvio che l’esposizione ad aria inquinata e la sua dispersione potrebbero essere ridotte se ricorressimo a veicoli puliti, progetti alternativi alla “Ville Du Quart D’Heure”5, e zone ad emissione zero. Tali soluzioni sono intrinsecamente di lunga durata ed hanno il duplice effetto di ridurre l’inquinamento e migliorare la salute pubblica.

COVID-19 ha imposto uno stop senza precedenti alle attività produttive che comportano la movimentazione di persone o merci. Dalle recenti reazioni dei mercati d’affari si osservano due diversi approcci: da una parte l’adattamento al mondo post-COVID, dall’altra la prosecuzione della prassi consueta. Nove multinazionali hanno appoggiato i tentativi di alcuni lobbisti dell’industria automobilistica di far posporre gli obiettivi europei riguardanti le emissioni di CO2 per auto, furgoni e camion. L’UE ha respinto l’appello dei lobbisti. L’industria della plastica ha fatto richiesta di sospensione della messa al bando in Europa di alcuni oggetti in plastica mono-uso, adducendo come motivazioni preoccupazioni per l’igiene e la salute pubblica nell’ambito dell’epidemia COVID-19. Le aziende tuttavia non dovrebbero sfruttare l’emergenza COVID-19 per interferire con le regolamentazioni che bandiscono prodotti in plastica mono-uso o che riducono i livelli di emissioni consentiti. Dovrebbero invece cogliere l’opportunità per innovare e ripensare le catene di produzione del valore, includendo un ritorno all’internalizzazione e alla rilocalizzazione, anche quando comportino un aumento dei costi nel breve termine.

Questo è il momento giusto per le imprese per porsi queste domande, per rivedere i propri modelli di business, per adattarsi ed emergere con un rinnovato slancio innovativo che le porti ad essere più resilienti e sostenibili. Le aziende europee hanno il potenziale per uscire rafforzate dall’emergenza e mettere a punto nuove strategie per la decarbonizzazione e l’efficienza energetica. Un esempio eccellente che sta facendo il suo ingresso sul mercato è quello di alcuni modelli di autobus elettrici, che per la scocca utilizzano materiale composito da bottiglie in poliestere PET. Richiamando le parole di Kristalina Georgieva del Fondo Monetario Internazionale, non dobbiamo cadere nella trappola del pensiero a breve termine, né L’emergenza che stiamo vivendo attraverserà diverse fasi, ma nel suo complesso continuerà per diverso tempo, con conseguenze di lunga durata sulla salute pubblica. Questo è il momento giusto per guardare a vecchi problemi con occhi nuovi, il momento per trasformare la guerra al cambiamento climatico in una vera opportunità per città più sane, per mobilitare investimenti sostenibili come forza motrice della ripresa in arrivo. Le istituzioni sono chiamate ad assicurare gli incentivi necessari ad un “rinascimento verde” dell’economia dell’Unione Europea e questo dovrebbe andare di pari passo con una spinta al rinnovamento aziendale da parte delle imprese, con l’obiettivo di raggiungere un’economia sostenibile e reattiva localmente.

Il Fondo Europeo per l’Efficienza Energetica sta investendo insieme una società Lituana per fornire autobus elettrici in leasing alle città. Sono veicoli prodotti localmente, progettati con efficienza ed intelligenza utilizzando pompe di calore per raffreddare le batterie al litio-titanio e riscaldare la cabina di guida. Gli sforzi per abbattere l’inquinamento atmosferico comportano infatti in primo luogo il ricorso a mezzi di trasporto sostenibili, insieme ad un maggior utilizzo di energia da fonti rinnovabili e ad un miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici. Le opportunità sono a portata di mano e dovrebbero giungere ulteriormente dalle applicazioni più innovative, in campi quali il riciclo delle plastiche e la gestione dei rifiuti. Queste porteranno ad un significativo aumento dei posti di lavoro già nel breve termine, creando al contempo un impatto complessivo ben più ampio e duraturo.

1 “Four lessons we should learn from the pandemic”, Georg Kell, 11 Aprile 2020

2 Tra gli altri: “Relazione circa l’effetto dell’inquinamento da particolato atmosferico e la diffusione di virus nella popolazione”, Società Italiana Medicina Ambientale, Università di Bologna, Università di Bari Marzo 2020; “Interaction between air pollution and respiratory viruses: time-series study of daily mortality and hospital admissions in Hong Kong”. Res Rep Health Eff Inst. 2010; “Association of daily mortality with ambient air pollution, and effect modification by extremely high temperature in Wuhan, China” Res Rep Health Eff Inst. 2010

3 “Exposure to air pollution and COVID-19 mortality in the United States”, Harvard T.H. Chan School of Public Health, Aprile 2020

4 “Assessing nitrogen dioxide (NO2) levels as a contributing factor to coronavirus (COVID-19) fatality” Martin Luther University Halle-Wittenberg, Aprile 2020

5 Uno dei principali concetti dietro il nuovo piano urbano della Città di Parigi. L’obiettivo è di trasformare la metropoli in una “città di prossimità”, dove tutti i principali servizi si trovano a 15 minuti di distanza, a piedi o in bicicletta.

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